La Pubalgia: l’importanza, ai fini del recupero, di effettuare correttamente diagnosi, fisioterapia, e prevenzione

SPORT, SALUTE e FISIOTERAPIA
La Rubrica del dottor Paolo Pirozzi

La Pubalgia: l’importanza, ai fini del recupero, di effettuare correttamente diagnosi, fisioterapia, e prevenzione

Il “dolore all’inguine”, comunemente chiamato pubalgia, è un’espressione generica che raggruppa delle patologie diverse ma diffuse, dato che si calcola che fino al 18% degli atleti sperimenti un dolore all’inguine che ne limiti l’attività sportiva. In generale, la pubalgia (a volte anche definita “sindrome retto-adduttoria”) colpisce prevalentemente quegli sportivi assidui, spesso di ottimo livello, che si sottopongono a carichi notevoli, ed è, in particolare, frequente, in quelle attività sportive che si basano su movimenti ripetuti, solitamente asimmetrici e con l’utilizzo di una gamba alla volta, come tirare calci, o effettuare continui cambi di direzione e torsioni, salti statici e dinamici, corsa irregolare, e scatti improvvisi da fermo.

Le condizioni che portano ad instaurarsi un quadro di pubalgia possono essere molto diverse: le più importanti sono di origine muscolo-tendinea, di origine scheletrica-articolare, di origine extra muscolo-scheletrica, o di origine posturale. La grande quantità di strutture anatomiche che si connettono con il pube rende poi una diagnosi precisa molto difficile, in quanto per identificare la causa specifica del dolore è fondamentale valutare ed esaminare tutte le strutture interessate: all’inizio è importante sia stabilire con precisione se si tratti di una lesione acuta avvenuta improvvisamente da pochi giorni (probabilmente di natura muscolo-scheletrica), o di un sintomo ormai cronico che dura da mesi, o addirittura da anni (spesso di altra origine), sia ottenere un’anamnesi precisa per poter escludere patologie più serie, come le fratture da stress del collo del femore, per poi effettuare, solitamente, la diagnosi su base clinica; in alcuni casi, tuttavia, possono essere utili esami diagnostici, come la risonanza magnetica e l’ecografia, per valutare eventuali lesioni muscolari o tendinee.

Nei quadri di pubalgia è sempre fondamentale iniziare immediatamente la fisioterapia: questa, inizialmente, deve essere mirata alla gestione del dolore e dell’infiammazione, affinché questi non contribuiscano ad aggravare la lesione (in fase acuta risultano estremamente efficaci gli esercizi in acqua), per poi proseguire nel recupero completo prima dell’articolarità (attraverso una mirata rieducazione posturale) e successivamente di forza, flessibilità e resistenza (con esercizi di rinforzo dell’anca e della parete addominale): infine, per poter tornare a praticare lo sport, è importante avere una buona tenuta muscolare ed elasticità articolare in totale assenza di dolore, per cui i tempi di recupero vanno dalle 4 alle 16 settimane in base alla gravità dei sintomi.

In conclusione, dato che chi ha già subito un evento di pubalgia è esposto ad un rischio maggiore di ricaduta, è, in questi casi, importante, impostare con il fisioterapista un programma di prevenzione, che preveda quegli esercizi di rinforzo, coordinazione e stabilità del tronco per i muscoli legati al bacino, che siano finalizzati a ridurre il rischio di una nuova lesione.
È possibile recuperare da una pubalgia in maniera rapida, sicura e duratura?

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