L’anca dell’Atleta: dalla borsite trocanterica alla sindrome da conflitto acetabolare

SPORT, SALUTE e FISIOTERAPIA
La Rubrica del dottor Paolo Pirozzi

L’anca dell’Atleta: dalla borsite trocanterica alla sindrome da conflitto acetabolare

L’articolazione dell’anca ha la funzione di collegare la gamba con il bacino, e, quindi, con la schiena: su questa articolazione, in particolare, si inseriscono tutti i muscoli glutei, principali esecutori sia del movimento di estensione della gamba, sia del sostegno della lombare sul bacino. Le patologie relative all’anca possono essere classificate in due grossi gruppi, intrarticolari ed extrarticolari.
Tra le patologie intrarticolari dell’anca troviamo: le lacerazioni del legamento rotondo; l’impingement (o conflitto) femoro acetabolare, patologia molto comune negli sport come calcio, tennis e running; i difetti condrali, ovvero le lesioni delle cartilagini, che riguardano perciò soprattutto gli atleti in fase di sviluppo; l’osteartrite, od artrosi dell’anca, che è una patologia che coinvolge invece l’età adulta; la displasia dell’anca (o lussazione congenita dell’anca), una patologia pediatrica che, se non trattata precocemente, può esporre l’anca ad una lassità permanente. Tra le patologie extrarticolari, invece, troviamo: l’anca a scatto, comune patologia degli sportivi, che è caratterizzata dal conflitto che avviene tra tendini infiammati e le sporgenze ossee dell’anca; le lacerazioni muscolari; la sindrome del muscolo piriforme, disturbo che simula una lombo-sciatalgia (o “sciatica”); la borsite trocanterica, una infiammazione della borsa sinoviale dell’anca dovuta a ripetuti microtraumi (patologia molto comune nei portieri di calcio); l’entesopatia (od entesite), costituita dall’infiammazione dell’entesi, ovvero dell’inserzione di un muscolo su un osso, relativa ad uno o più muscoli che controllano l’anca; le fratture, spesso da avulsione, a seguito di un trauma al suolo o di un violento cambio di direzione.
Il trattamento fisioterapico dell’anca dell’atleta si basa sulla terapia fisica strumentale nella fase acuta (principalmente ultrasuoniterapia e tecarterapia), con l’obiettivo di ridurre l’infiammazione ed il dolore locale, e sulla riabilitazione manuale nella fase post-acuta, con trattamenti mirati all’allungamento dei muscoli contratti, e con esercizi personalizzati per una rieducazione funzionale del corretto movimento dell’articolazione.
L’anca è, in ogni caso, una fondamentale articolazione di raccordo tra gamba e bacino, e le sue patologie possono avere un’origine sia ascendente che discendente: nel primo caso, ad esempio, una distorsione di caviglia mal curata può costringere l’atleta a cambiare il proprio appoggio sul piede, comportando una intrarotazione forzata di anca con conseguente infiammazione; nel secondo caso, viceversa, un mal di schiena con i suoi compensi posturali può generare una rotazione di bacino con conseguente compenso forzato dell’anca e dolore. A causa della sua connessione profonda con il bacino, una patologia dell’articolazione dell’anca è spesso poi alla base dell’insorgenza della pubalgia: movimenti articolari dell’anca limitati, retrazioni muscolari e muscolatura poco tonica posso comportare dei compensi prolungati, che dopo i microtraumi ripetuti caratteristici del calcio, strutturano la patologia pubalgica. In questa condizione è importante rivolgersi ad un fisioterapista specializzato nella riabilitazione sportiva e posturale, per poter capire l’origine dello scompenso e così indirizzare la terapia in maniera efficace.
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